PROMOZIONE DEI DIRITTI DEI MINORI E NUOVE OPPORTUNITÀ DI EDUCAZIONE INFORMALE NEL SUD DEL LIBANO


Un corso di foro stenopeico nel campo profughi di Ein el Elweh

Una scatola di cartone, vernice, nastro adesivo, un foro e della carta fotografica, è questo quello che serve per costruirsi da soli delle semplici “macchine fotografiche” dal sapore un po antico. È quello che la fotografa Dalia sta insegnando ai ragazzi del centro della  Ghassan Kanafani cultural foundation nel campo profughi di Ein el Elweh a Saida.

Il corso vuole riportare i ragazzi ad apprezzare l’aspetto più materico della fotografia, ritornando ai principi base della fotografia e della camera oscura, abbandonando per un paio di ore le nuove tecnologie e assaporando, invece, i silenzi e le riflessioni tipiche dello sviluppo tradizionale.

Come funziona: si prende una scatola di cartone e, tramite vernice e nastro adesivo nero, la si rende completamente priva di infiltrazioni di luce. Si pratica un piccolo foro, nella parte davanti, che diventerà il nostro obiettivo, e da questo foro entrerà la luce che proietterà l’immagine nella carta fotografica che prima era stata inserita dentro la scatola. Venti o trenta secondi di esposizione e la foto è fatta.

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A questo punto, in una stanza completamente buia, si prende la carta e la si immerge nei reagenti: sviluppo, fissaggio e acqua…ed ecco spuntare la nostra fotografia!!!

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Lavorare in questo modo porta i ragazzi a dover prendere del tempo per osservare attentamente quello che li circonda e quindi a raccontare le storie che ci stanno dietro ad ogni fotografia.

Non sappiamo ancora bene che direzione prenderà il workshop, su cosa si concentreranno i ragazzi, cosa decideranno di raccontare…ma sicuramente noi non vediamo l’ora di vedere comparire le prime immagini.