Video "I ragazzi di Nahr el Bared"

Il video di presentazione del progetto, girato nel campo profughi palestinese in Libano e del quale vi presentiamo i primi minuti, si intitola “I ragazzi di Nahr El Bared” e parla di loro, dei ragazzi e della loro vita nel campo.

Le immagini si aprono con una lezione in classe in una scuola di Nahr El Bared: alcuni ragazzi sono intenti a scrivere sui loro quaderni per raccontare, con l’inchiostro, la loro storia. La voce narrante ci racconta di come i bombardamenti del 2007 abbiano cambiato la vita di tutti gli abitanti. Le bombe in tre mesi hanno distrutto quasi completamente il campo e la gente è dovuta fuggire. Insieme alle immagini ascoltiamo la canzone intitolata “Nahr el Bared” che racconta di quei drammatici mesi e della forza di questo popolo che vuole tornare e ricostruire le proprie case.

L’inchiostro, ad un certo punto, scorre al contrario e la penna, invece che riempire la pagina, cancella, risucchiandole, le lettere appena tracciate. La voce narrante ci chiede di non lasciare che il vento, oltre alla polvere dei palazzi abbattuti, cancelli anche la loro storia. La musica sparisce lentamente, la lezione termina e l’insegnante lascia tornare i ragazzi alla vita del campo. La macchina da presa segue tre ragazzi che ci mostrano le loro case, le loro famiglie e le condizioni in cui devono vivere.

Yousef vive nel garage di quella che era la sua casa, che ora è distrutta e in attesa di avere il tempo e le risorse economiche per ricostruirla, tutta la famiglia deve accontentarsi di un piccolo spazio diviso in zona giorno e zona notte. Lajal e Isra  vivono in case container di ferro, costruite dagli aiuti umanitari, per dare un tetto a chi è tornato a Nahr el Bared e ora non ha più nulla, neanche un garage nel quale ripararsi. Le ragazze vivono con le rispettive numerose famiglie strette in una stanza di circa 18 metri quadri con solo 4 ore di elettricità al giorno dove anche studiare diventa difficile.

Nel campo di Nahr El Bared, ad oggi, sono tornati 6.000 bambini. I loro nomi sono troppi per poterveli presentare tutti.

Il video si chiude con le immagini di alcuni ragazzi della scuola. Lo schermo lentamente dissolve verso il nero mentre alcuni studenti si presentano, rendendo chiaro che degli altri 6.000 ragazzi possiamo comunque immaginare volti, voci, ma soprattutto la loro storia.