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Soggiorno della Delegazione di
Palestinesi di Nahr el Bared in Italia
CTM Onlus, in
collaborazione con le OnG Cestas, Dokita e la “Ghassan Kanafani
Cultural Foundation” (GKCF), nell’ambito delle attività del progetto
“Educare i giovani al dialogo tra popoli di culture e religioni
diverse attraverso gli strumenti di comunicazione globale”,
co-finanziato dal Ministero degli Affari Esteri, ha avuto il piacere
di ospitare in Italia dall’11 al 24 ottobre una piccola delegazione di
studenti e insegnanti provenienti dal campo profughi palestinese di
Nahr el Bared, Libano.
La delegazione, composta
da Mrs Kawther Sadek, direttrice della scuola di Nahr el Bared della
GKCF, Jamal Badr, insegnante e gli studenti Yusuf Badr (anni 14),
Diana Wahbeh (anni 12), Israa Wahbeh (anni 13) e Layal Rabie (anni
15), ha soggiornato nelle città di Lecce, Bologna, Ancona e Roma dove
ha incontrato le classi delle scuole italiane coinvolte nel progetto
per realizzare momenti di scambio e conoscenza reciproca.
Durante gli incontri nelle
scuole, eventi di chiusura in alcuni istituti scolastici e di avvio in
altri delle lezioni, offerte dall’iniziativa con l’obiettivo di
educare il giovani al dialogo interculturale, è stato proiettato il
video di presentazione del progetto che nella sua prima parte racconta
la situazione del campo profughi palestinese a seguito del
bombardamento subito nel 2007 durato tre mesi e che ha quasi
completamente distrutto il campo e costretto l’intera popolazione ad
abbandonare le proprie case. Nella seconda parte del video Yusuf,
Layal e Israa, gli stessi ragazzi appositamente ospitati in Italia e
presenti nelle scuole, si raccontano descrivendo le proprie giornate e
mostrando le proprie famiglie e case.
Dopo la proiezione ai
ragazzi italiani e palestinesi è stato dato il tempo per aprire
liberamente un dibattito, uno scambio di idee, di pensieri ed
esperienze.
Le domande e le curiosità
degli alunni italiani e anche dei docenti si è orientata soprattutto
verso i motivi e le conseguenze del bombardamento di Nahr el Bared e
sulla cultura araba islamica in generale.
In particolare è stato
domandato spesso se le donne del Campo sono obbligate, dalla
religione, dalle famiglie o dalla comunità ad indossare il velo e se
la scelta dei partner coniugali sia imposta o rimessa alla libera
scelta di ognuno.
In merito al velo la
direttrice Kawther, la quale per scelta non lo indossa, ha affermato
che la decisione spetta alla persona seppur spesso sotto consiglio
della famiglia. Diana infatti, ragazza che ai tempi del Video “I
ragazzi di Nahr el Bared” non indossava il velo, ha aggiunto che,
anche se è stato per primo suo padre a consigliarle di indossalo, è
stata comunque lei a sentirne l’esigenza.
Inoltre gli ospiti
palestinesi hanno raccontato di come da loro «le cose funzionano
come in Italia»: tra ragazzi ci si conosce, ci si innamora e ci si
sposa.
L’esperienza
dell’incontro tra ragazzi italiani e palestinesi, oltre a manifestare
la grande solidarietà italiana nei riguardi di un popolo che ha
sofferto a causa di una guerra che non li riguardava e che ha
distrutto il loro campo, ha insegnato come le distanze fisiche e
culturali siano relative laddove adolescenti che vivono lontani, in
contesti e situazioni decisamente diversi, sono invece simili per
speranze, desideri ed emozioni. |