Dialogando
MI CHIAMO AHMED BADR, SONO UNO DEI TANTI RAGAZZI DI NAHR EL BARED
Mi chiamo Ahmed Badr, sono palestinese e vivo al campo di Nahr el Bared da quando sono nato. Ho 20 anni e sono uno dei tanti ragazzi che vive in questo campo profughi.
Sono stato testimone dei primi quattro giorni di guerra tra l’esercito Libanese e l’organizzazione di Fateh El Islam. E’ stato un attacco improvviso cominciato a mezzanotte di Sabato 19 maggio 2007. Tutti noi stavamo dormendo. Ci siamo svegliati con il rumore dei colpi di arma da fuoco e delle bombe, fino alle 7 del mattino nessuno riusciva a capire cosa stesse succedendo.
La vita è diventata un inferno. Bombe e rumori di spari dappertutto. La gente scappava da casa a casa per difendere loro stessi e le loro famiglie. Di questa guerra noi non avevamo né colpe né ruolo. La vita è diventata impossibile: niente acqua, niente cibo e l’aria era inquinata dai residui delle bombe e i fumi degli incendi. Durante i primi quattro giorni l’esercito Libanese ci ha autorizzato a lasciare il campo per risparmiare le nostre vite. Come la maggior parte della gente siamo emigrati al vicino campo di Beddawi, altri hanno trovato ospitalità in zone limitrofe di Tripoli e altri ancora si sono trasferiti nei campi vicino Beirut.
Io ho perso il mio passato e le mie dolci memorie tra le mura del campo…come tutti i bambini.
Sono uno dei tanti ragazzi che stava studiando per prendere il diploma di scuola superiore. A causa del forte stress dovuto a tutto quello che succedeva, non riuscivo a concentrarmi per studiare e a prepararmi agli esami finali previsti a luglio dello stesso anno.
L’unica cosa alla quale riuscivo a pensare era al mio campo, alla mia casa e a come l’avrei ritrovata dopo la fine della guerra. Era una situazione molto difficile: difficoltà di concentrazione e difficoltà a distogliere il pensiero dal mio campo. Gli esami sarebbero arrivati entro pochi giorni ed io ed i miei amici abbiamo fatto tutti gli sforzi possibili per cercare di studiare almeno un po’. Abbiamo sostenuto gli esami finali e siamo stati promossi, ma tutti noi eravamo preoccupati per l’università, non sapevamo se saremmo riusciti a frequentarla perché i nostri genitori hanno perso tutto. Alcuni di noi sono riusciti ad andare all’università ma senza la sicurezza che qualcuno li avrebbe aiutati a pagare la retta. Io sono uno di quelli che ha abbandonato l’università a causa della retta. Ho frequentato il college e ho ottenuto il diploma di geometra, ho anche seguito un corso di AutoCAD perché mi è stato promesso che qualcuno mi avrebbe aiutato ad ottenere la VISA per andare a lavorare negli Emirati Arabi…ma ancora sto aspettando.
E’ stata davvero una guerra terribile, ancora oggi i ragazzi soffrono a causa della disoccupazione e a causa dei maltrattamenti che subiamo all’entrata e all’uscita dal campo da parte dell’esercito Libanese. Questo tipo di trattamento fa sembrare come se fossimo noi i colpevoli di quello che è successo e quello che sta succedendo in Libano, questa situazione aumenta i sentimenti di astio tra noi quali palestinesi e il nostro vicinato libanese.
Voglio che tutti sappiano cosa è successo a Nahr el Bared, tra l’esercito libanese e Fateh El Islam, e che tutti si rendano conto di come tutto questo ha pesantemente danneggiato noi rifugiati palestinesi.
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NOME : Mohamad Rabee, ETA': 14 anni, SCUOLA: Samakh, NAHR EL BARED
Sono del campo di Nahr al-Bared , studio in una scuola UNRWA e passo la maggior parte del mio tempo a casa a studiare e a guardare la TV.
Le condizioni di vita qui sono molto difficili a causa dei tanti problemi che ci sono nel campo, specialmente dopo la guerra, che ha distrutto la vita di noi tutti.
Questo problema è generale, io non sono l’unico ad affrontarlo.
So giocare a calcio molto bene, ma dopo la guerra, a Nahr el Bared non esistono più campi da calcio come quello che c’erano prima, che era molto grande.
Sogno di diventare un giocatore della Juventus, la squadra di calcio italiana, spero che in futuro il mondo mi aiuterà a realizzare questo sogno.
Mi auguro anche che il mondo aiuti noi e la gente di Gaza a liberarci dell’occupazione, perché noi non abbiamo diritti in questo paese.
Questa è la nostra vita nel campo di Nahr al-Bared tra la discarica, il rumore delle ruspe, i camion e la polvere sparsa dappertutto che danneggia la respirazione e che aggiunge ai nostri problemi un ulteriore problema di salute.
Credetemi, questo non è un problema solo mio, ma è un problema di tutta la comunità palestinese del campo di NaheR Al Bared._________________________________________________________________________________________________
NOME: Doaa Awad. ETA': 10 anni. SCUOLA: Al Manara, NAHR EL BARED
Il mio nome è Doaa, vivo in un campo profughi palestinese in Libano chiamato Nahr al-Bared, spero di tornare al mio paese, la Palestina, perché il mio paese è il paradiso per me.
Ogni giorno devo affrontare tanti problemi perché vivo in piccolo e umido garage.Non riesco a giocare o a studiare, perché la nostra famiglia è composta da 13 membri, e tutti viviamo nello stessa garage.
Vorrei solo porre una domanda molto semplice: chi può vivere in questa situazione difficile e triste? Non so cosa significhi vivere nella propria terra d’origine, perché non ho mai visto il mio paese e viviamo in un'altra nazione, dove tutti ci odiano, ogni giorno infatti lo dicono anche in TV. Viviamo in uno stato di paura nel campo di Nahr al-Bared.Per il futuro, mi auguro di tornare nella mia vecchia casa e giocare con i miei amici, perdere la mia casa è stato come perdere i miei occhi, la mia casa che è stata distrutte dalla guerra e neanche ora possiamo farvi ritorno.
Spero di tornare al nostro paese, in modo da vivere con dignità, come il resto dei bambini del mondo.
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“I RAGAZZI DI NAHR EL BARED”
Ci sono vari Paesi del mondo in guerra, e molto spesso sono coinvolti bambini che nemmeno sanno ciò che accade attorno a loro, a volte anche intere famiglie a cui è negato loro il diritto di vivere in case normali.
Il video “I ragazzi di Nahr el Bared” spiega con immagini molto tristi la vita dei ragazzi che vivono in un campo profughi palestinese distrutto dai bombardamenti.
Anche ai telegiornali sentiamo spesso parlare di queste situazioni, in particolare dei terroristi, però la tv non ci fa vedere i motivi che spingono queste persone a compiere attentati in cui muore sempre tanta gente, infatti questo è il frutto di tutte le sofferenze causate dalle popolazioni più ricche.
E’ una cosa bruttissima quando non si ha la possibilità di studiare e nell’ambiente in cui si vive si respira cenere della propria città che ormai non esiste più.
Fortunatamente questi bambini nonostante la triste situazione che vivono hanno ancora la forza di sorridere anche se la tristezza e la malinconia rimangono.
Sembra anche un pò strano come questa sia una parte del mondo così crudele e senza scrupoli, di cui è difficile immaginare l’esistenza.
Però c’è e non bisogna ignorarla, bisogna invece aiutare queste persone perché a nessuno di noi farebbe piacere vivere in quelle condizioni privati delle cose di cui invece avremmo più bisogno.
Angela Mocka, 1^ E
(Scuola Media Statale “Scipione Ammirato”, Lecce)
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Commento al Video "I ragazzi di Nahr el Bared"
Ho visto il video dei bambini palestinesi che trattava delle condizioni in cui vivono alcuni bambini, disastrosa e piena di pericoli, vivono in “case” di ferro come container, in dodici persone o più, guardando questo video però mi sono soffermata sulla faccia dei bambini piccoli, era sorridente piena di felicità mentre in quelli più grandi c’era tristezza e amarezza, questo perché, per i più piccoli ciò che sta accadendo è normale e quando diventeranno grandi si accorgeranno che da bambini hanno vissuto una vita triste e quindi sarà doloroso per loro affrontare la vita, mentre l’amarezza presente nei ragazzi, rimarrà, sì nei loro cuori ma non sarà una sorpresa che gli rovinerà la vita, questi poveri bambini oltretutto non hanno fatto nulla per meritarsi tutto ciò sono restati sempre acanto alle loro madri facendo una moltiplicazione o un giochino divertente con i loro amici poi è arrivata questa guerra che gli ha tolto per sino le cose più piccole e insignificanti per divertirsi. Mi piacerebbe aiutarli ma purtroppo non sono io che posso dare fine a questa guerra, forse sì potrei risparmiare, e non comprare e fare cose inutili, per non produrre petrolio ed evitare che si vada a cercarlo sempre più, nei loro paesi dato che non è come sempre si dice che c’è la guerra per i motivi religiosi ma per la ricerca di petrolio.
Noi siamo abituati a sentire al telegiornale le solite notizie. Profughi in Palestina, kamikaze suicidatosi ecc., ma perché invece di dare solo le notizie non spiegano anche il motivo di tali? Sarà forse per interessi o per attirare la gente?può darsi per il tempo limitato?la risposta sono tutte, dato che per fortuna qualcuno che vuole sapere la verità sono venuta a conoscenza che i kamikaze vogliono ascolto, attenzione e così lo avranno, facendo cose impensabili come ad esempio dare la loro vita.
Maria Luisa Dance, 1^ E
(Scuola Media Statale “Scipione Ammirato”, Lecce)